Un esperimento di ricostruzione

del film mai realizzato di Federico Fellini.

Un "rubamatic" autoprodotto montato con immagini selezionate dalla rete per ricreare le atmosfere del  viaggio misterioso nell'aldilà di G. Mastorna.

Abbiamo cercato di approfondirne i significati

profondi per cercare di comprendere

come Fellini volesse descrivere il suo aldilà

e la vita dopo la morte.

 

 

 

Il Viaggio di G. Mastorna

(di Federico Fellini)

 

Vincenzo Mollica lo considera "il film non realizzato più famoso della storia del cinema", "il più famoso film su carta della storia del cinema" secondo Ermanno Cavazzoni.

 

Più volte il Maestro avrebbe voluto realizzarlo e quando fu quasi

sul punto di farlo, una serie di contrattempi, lavorativi e personali,

ne bloccarono sempre il compimento.

 

«A volte sospetto che non sia un semplice film, ma qualche altra

cosa che non sono ancora in grado di comprendere» (Federico Fellini)

 

La storia nasce nel 1965, in un periodo difficile segnato dalla morte

del suo analista Ernst Bernhard e dalla delusione per la freddezza

con cui venne accolto "Giulietta degli spiriti". Per il nuovo film

Fellini si assicurò la collaborazione di Dino Buzzati.

 

Causa disaccordi col produttore Dino De Laurentiis e, nel 1967, un'improvvisa malattia del regista, il film non venne mai girato, anche se erano già state costruite alcune delle scenografie.

 

                      Nel «Mastorna», Fellini spinge all'estremo la sua poetica visionaria: come dire che

                      la narrazione nasce e si sviluppa come gioco impossibile da mostrare. Una storia

                      che fu anche un fumetto, opera di Milo Manara, ma che non potè mai diventare

                      un film. Se non chiudendo gli occhi e lasciandosi travolgere dai rimandi e dalle

                      interconnessioni mentali, di un fervido e luminoso genio fantastico tra le onde

                      dell'assurdo. Un mondo di sogni allucinati che diviene il testamento-sfida

                      dell'uomo che riuscì a costruire l'impareggiabile arte dell'equilibrio perfetto

                      tra vero e falso. Sogno o son desto? Da cantore junghiano dell'onirico, Fellini s

                      sembrò conoscere bene i limiti del suo esperimento.

 

                      Alla luce di alcune dichiarazioni, emerge, quella pragmatica consapevolezza che

                      spinge a «non buttare via niente», prerogativa esclusiva dei talenti creativi.

                      Fellini, si può dire, usò il «Mastorna» come un serbatoio. Dal momento della prima

                      stesura, vi collaborarono Brunello Rondi e Dino Buzzati, la sceneggiatura servì da laboratorio per sviluppare idee, che poi sarebbero ritornate nelle opere successive. Un «block notes» interattivo, plasmato a guisa di favola assurda e terrificante che irradia dislessiche sequenze, disintegrandosi ogni volta. Per questo «irrealizzabile», poiché «già realizzato»; carico di tutti quei temi che sono l'opera del cantore d'immagini riminese. La memoria, la caricatura, l'autobiografia. Il tentativo manifesto di spiegare l'orrore del contemporaneo, attraverso la lente deformante delle proprie ossessioni personali.

 

Il regista aveva in mente parecchi attori a cui affidare la parte

e ad un certo punto sembrò quasi certo che essa spettasse

a Marcello Mastroianni, ma infine il film venne bloccato: solo quando

il regista lo riprese, si convinse che Paolo Villaggio era il più adatto

al ruolo, tanto da realizzare con lui una sessione fotografica.

Secondo i progetti del regista anche la cantante Mina avrebbe dovuto

ricoprire un ruolo nel film.

 

Il Mastorna precede di tre anni 2001 Odissea nello spazio; a differenza

però di Kubrick, più che lo spazio cosmico a Fellini il visionario

interessa esplorare lo “spazio interiore”, il destino umano dell’uomo

dopo la morte; nessun regista aveva mai osato affrontare questo tema al cinema.

 

                                    La visione felliniana dell’Aldilà non è quella “trascendentale” della

                                    Divina Commedia : quello esplorato dal protagonista di questa

                                    inquietante Odissea moderna è un Aldilà realistico, “immanente”,

                                    visto con l’occhio di un laico. Il viaggio di G. Mastorna è una

                                    "Commedia" drammatica che si rivela prodigiosamente "Umana".

                                    Partendo dal presupposto che l’Aldilà rischia di rivelarsi un

                                    "bordello" come l’Aldiquà, a 45 anni Federico prova a immaginare

                                    cosa potrebbe accadere a un essere umano che - dopo un grave

                                    incidente -  si trova catapultato in una sorta di Limbo opaco,

                                    desolato, popolato di fantasmi.

                                    La conclusione della vicenda sarà come al solito... un finale aperto.